Domanda. (>v. quesito originale) Salve, io e due mie amiche di università (laurea in lingue) vorremmo avviare un’agenzia di traduzioni e gestirla da casa, anche perché ora come ora non abbiamo risorse per l’affitto di uno studio. Pensa invece che ci converrebbe iniziare singolarmente come traduttrici? Grazie!
Risposta. La questione è molto interessante e va vista sotto tre profili: quello organizzativo, quello del marketing e quello giuridico. Proviamoci.
Dal punto di vista organizzativo, gestire un’agenzia di traduzioni da casa non è più un grosso problema. Conosco più di un’agenzia che ha rinunciato all’ufficio, del tutto o in parte. Questo modo di lavorare si sta diffondendo in molti settori (agenzie di marketing, consulenza aziendale, vendita) e l’effetto negativo sull’immagine che un tempo poteva causare si sta riducendo. Bisogna fare uno sforzo in più per dimostrare ai clienti che l’azienda può essere efficiente e presente anche se «leggera», ma può funzionare. Da non dimenticare gli ormai diffusissimi «uffici virtuali» (basta cercare in Internet i termini «ufficio virtuale» o «virtual office» nella propria città): offrono la possibilità di affittare uffici attrezzati e sale riunioni a giornata o a ore. Sono praticissimi per organizzare riunioni o presentazioni e consentono di utilizzare per l’attività un indirizzo diverso da quello di casa propria (questo servizio però, di solito, è connesso al pagamento di un canone mensile).
La scelta se iniziare come singole traduttrici o come entità unica ha conseguenze di marketing e di diritto.
Sul piano del marketing, è innegabile che un’entità unica con un marchio e un’identità precisa penetra più facilmente il mercato, poiché trasmette l’idea di una realtà strutturata, capace di rispondere a molte esigenze. Presentarsi come singole traduttrici può funzionare meglio se si hanno particolari specializzazioni, dove il valore della competenza personale prevale su quello del servizio. Un esempio: «Maria Bianchi, dottoressa in medicina, traduzioni mediche» può funzionare meglio di «Agenzia di traduzioni mediche Ippocrates S.r.l.» Al contrario, un cliente che ricerchi un’elevata efficienza di servizio («Devo tradurre cento cartelle in sei lingue in una settimana») sarà più spinto ad affidarsi a un marchio che faccia presupporre l’esistenza di una struttura complessa. Sono aspetti psicologici, ma sul comportamento dei clienti hanno un effetto determinante. La scelta perciò dipende dai vostri profili, dal servizio che volete offrire e dal target di clientela che intendete aggredire.
Sotto il profilo giuridico la questione è complessa, soprattutto se riferita all’ordinamento italiano. La forma ideale di società sarebbe la Società Semplice (artt. 2251-2290 Codice Civile italiano). Può essere costituita e gestita senza particolari formalità a costi molto bassi, ma viene usata sempre meno e presenta molte limitazioni. Quella principale è che non consente l’esercizio di attività commerciali: può funzionare, perciò, solo se operate come due professioniste, ossia se fate voi stesse le traduzioni. Se volete offrire un servizio più ampio, allora svolgete inequivocabilmente «un’’attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi» (art. 2195 CC italiano), che in Italia è esclusa dall’ambito di applicabilità della Società Semplice, non chiedetemi perché (ai termini commerciale e industriale qui non va dato il significato comune, ma quello di attività diverse dall’esercizio di una professione). Nel settore delle traduzioni, il crinale fra attività professionale e prestazione di servizio è sottilissimo.
Diventa necessario allora costituire una Società in nome collettivo o, meglio, a responsabilità limitata. In Italia queste società comportano la disponibilità a spendere subito a fondo perduto qualche migliaio di euro (dai 3000 ai 5000) solo per gli oneri di costituzione. Se poi l’attività non funziona (può succedere…), la società va liquidata, con ulteriori costi e perdite di tempo.
Che fare, in conclusione? In primo luogo pensate al mercato. Cosa volete offrire a chi? Capirete così se è meglio muoversi come professioniste o come entità unica. Se optate per la seconda ipotesi, che mi sembra la più probabile leggendo la vostra domanda, pensate a un’offerta, a un modo di operare, a un marchio e a un messaggio originali che rappresentino il vostro progetto e cominciate a lavorare duramente sul marketing (ma proprio duramente!).
Per quanto concerne la forma giuridica, in Italia forse la cosa migliore è che una di voi intesti a se stessa una ditta individuale, che costa poco e può essere facilmente chiusa se le cose non dovessero funzionare, oppure sostituita con una forma di società più complessa quando il business prende davvero il volo. Le altre due potrebbero collaborare con la ditta individuale con un contratto di associazione in partecipazione di solo lavoro ex art. 2549 CC italiano. Attenzione, però: si tratta a tutti gli effetti di un contratto di lavoro, dal quale derivano adempimenti tipici della cultura giuslavoristica italiana. Mi riferisco anche agli obblighi di sicurezza sul lavoro, che se si possono comprendere nelle grandi realtà industriali, rappresentano un onere sproporzionato per le piccole attività. Richiedete in ogni caso il consiglio di un commercialista italiano, non è detto che, valutando specificamente la vostra situazione personale e il vostro progetto, non possa individuare altre possibili costellazioni.
Altro punto da tenere bene a mente: l’intestataria della ditta individuale ne sarà legalmente interamente responsabile! Il tema della responsabilità verso terzi e di fronte ai possibili debiti dell’attività è importantissimo e spesso sottovalutato nell’entusiasmo degli inizi. Prima di prendere decisioni, mi permetto di consigliarvi di seguire la terza lezione del mio videocorso >Aprire e gestire un’agenzia di traduzioni, che tratta le implicazioni contrattuali e di responsabilità in base ai vari tipi di società e attività svolte nel settore delle traduzioni. Sono 90 minuti di video, ma… possono salvare una vita.
A chi desidera aprire un’attività imprenditoriale in Italia, specie se giovane, il consiglio intellettualmente più onesto da dare oggi sarebbe di trasferirsi in un altro Paese, poiché le condizioni di amministrazione, gli adempimenti burocratici, la situazione di mercato, l’immagine e l’attrattiva dell’Italia verso gli investimenti internazionali (dalla quale dipendono le commesse di lavoro per i traduttori!) sono al di sotto di ogni soglia di accettabilità, se paragonate anche a Paesi di dimensioni e collocazione geopolitica analoghe all’Italia, come Germania, Francia o Spagna. Non è detto, però, che operando con le dovute attenzioni e collocandosi nelle giuste nicchie, non ci si possa ricavare un proprio spazio di successo.
Qualunque attività iniziata oggi in Italia dovrebbe puntare appena possibile al mercato internazionale, dove è più facile far apprezzare la propria competenza e preparazione senza dover subire gli handicap del sistema italiano, ancora ampiamente basato sul corporativismo e sulle preferenze personali. Rispetto ad alcuni mercati (ad esempio quello svizzero, tedesco o scandinavo), i traduttori italiani conservano una risicata competitività. E’ bene, però, non puntare sul fragile successo fondato sulla convenienza del prezzo. Da questo punto di vista, grazie alla tecnologia, il settore delle traduzioni offre, anche senza spostarsi da casa propria e con le dovute cautele, l’opportunità di operare a livello globale. Oltre alle considerazioni tecniche fatte più sopra, questa è la vera sfida, nella quale vi auguro di riuscire!
© 2011 Luca Lovisolo
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Buongiorno dott. Lovisolo,
mi collego alla risposta di cui sopra per una domanda attinente allo stesso ambito.
Sono una studentessa della facoltà di Scienze della Mediazione Linguistica e desidererei proporre presso la mia università la creazione di una junior enterprise (azienda gestita dagli studenti, senza scopo di lucro). Poiché vorrei presentare un progetto valido, tra i vari dubbi che mi assillano, il principale è riguardante la tipologia di servizio da offrire. Avrei individuato 2 possibili ambiti di mercato:il primo è relativo alla “sgrossatura” dei testi ed altri lavori di manovalanza come supporto a traduttori professionisti; il secondo è invece relativo alla traduzione effettiva di testi. L’interrogativo che mi pongo è inerente al possibile conflitto d’interessi insito in questa scelta: il cliente finale al quale mira il traduttore professionista da noi supportato potrebbe anche essere un potenziale cliente per la JE
Considerata la sua competenza, su quale dei ambiti citati punterebbe? o come potremmo sfruttarli entrambi senza incorrere in un conflitto d’interesse?
Le chiedo pertanto un consiglio sulla scelta che secondo lei potrebbe essere più opportuna.
Grazie anticipatamente per qualsiasi suggerimento.
Cordiali saluti
Linda
Gentile Linda,
i conflitti d’interesse nel commercio esistono, ma si possono risolvere con un’arma molto semplice: la trasparenza. Qualunque ruolo scegliate, può sempre succedere di trovarsi in conflitto d’interessi con i clienti. In questi casi, il conflitto si risolve parlandone apertamente con le persone coinvolte, dimostrando così la propria buona fede. Un’altra soluzione può essere agire preventivamente: chiedete al traduttore in quale area geografica o quale settore ricerca i propri clienti e voi sceglietene altri. Le soluzioni si trovano.
Mi resta un dubbio sui servizi che volete offrire, in particolare la “sgrossatura” o “manovalanza” per traduttori. Se questa esigenza emerge da vostre ricerche di mercato, ottimo. Personalmente non conosco molti traduttori disposti a farsi “sgrossare” i testi da altri per poi affinare il lavoro. Vedo decisamente più opportunità nell’offerta di traduzioni o in altri ruoli nuovi, ad esempio la messa a punto di traduzioni abbozzate con la machine translation, comincia a diffondersi anche in Italia (ma potreste contattare anche operatori esteri).
Non so bene in che senso intendete “senza fini di lucro”, ma vi consiglio in ogni caso di non proporvi gratuitamente: fate pagare un prezzo, magari un po’ inferiore a quello di mercato, poi devolvete l’utile in opere di utilità sociale… Spero che queste indicazioni vi siano utili. L.