Il mio curriculum è troppo corto?

Domanda: (>commento originale) Buonasera, la mia professione è quella di avvocato e mi occupo anche di traduzioni giuridiche dallo spagnolo (dove ho conseguito la seconda laurea in diritto) e dall’inglese. Per ora l’ho fatto collaborando con un traduttore già avviato ma ora voglio gestire l’attività in prima persona. Ho acquistato il suo libro, per il quale mi complimento, e ho scritto una bozza di cv tutto in una pagina e devo dire piuttosto sintetico ma che mette in risalto ciò che offro. La domanda è questa: ricercando su internet ho notato che tutti i cv dei traduttori sono….lunghissimi! Insomma non vorrei sbagliare la presentazione. Il dubbio è sulla parte delle esperienze professionali ove mi limito a mettere in risalto la recente e fare un sunto dei 10 anni precedenti. Grazie in anticipo e cordiali saluti!

Risposta: Grazie per questa interessante domanda. L’abitudine, nel settore della traduzione (e non solo) di scrivere curricula lunghissimi è figlia dell’idea che più si scrive, più ci si mostra qualificati e più si ha possibilità di comunicare qualcosa che possa interessare chi legge. Gioca un ruolo anche l’insicurezza: i traduttori soffrono talvolta di un certo senso d’inferiorità rispetto ad altri professionisti. Tendono perciò più o meno consapevolmente a scrivere dei profili infinitamente lunghi per mostrare che… insomma, anche noi non scherziamo, quanto a studi ed esperienze.

Se ha osservato che i curricula sono lunghi, avrà notato anche che sono quasi tutti piuttosto uguali fra loro, a parte le normali differenziazioni individuali: scuola interpreti o laurea in traduttologia o lingue, master e corsi di traduzione qui o là, esperienze di traduzione per questa o quell’azienda, questa o quell’agenzia, qualche esperienza all’estero. Nulla di male: vi sono profili davvero ottimi che per certi tipi di traduzioni e certi committenti funzionano e sono molto ricercati.

Non bisogna dimenticare però che un curriculum molto lungo rischia semplicemente di non essere letto con la dovuta attenzione o di non essere letto affatto, e di confondersi con altri simili. Un buon marketing (e inviare il curriculum, per un libero professionista, è marketing) inizia dalla differenziazione e dalla rispondenza del messaggio al suo destinatario (target). I profili dei traduttori usciti dalle scuole negli ultimi dieci, quindici anni si assomigliano molto fra loro. Pur essendo molto qualificati, questi percorsi di formazione e lavoro presentano anche dei punti deboli che la clientela più attenta ha già smascherato, soprattutto nei campi di maggiore tecnicità. Uno di questi è la quasi generale deludente preparazione nel merito delle materie di specializzazione: vi sono persone che si presentano per tradurre in un numero incredibile di settori anche molto complessi e diversi fra loro, nei quali è evidente che non possono avere la necessaria, profonda competenza di contenuto. Il principio secondo il quale il traduttore può tradurre anche testi che non capisce sino in fondo nelle loro implicazioni è rapidamente superato nel mondo di oggi, dove la committenza richiede alla traduzione un livello di consapevolezza non raggiungibile con pur buone competenze linguistico-traduttologiche ma senza competenze di merito.

Oltre agli aspetti citati nel libro, soprattutto chi si propone in settori molto specializzati (come nel Suo caso) farà bene a mio giudizio a restringere il curriculum a ciò che lo distingue da altri operatori: nei settori di specializzazione come medicina, diritto, alte tecnologie e simili diventa sempre più difficile essere presi in considerazione come traduttori se non si hanno titoli ed esperienze nella materia (anzi, a volte la richiesta del titolo nella materia di specializzazione prevale su quella del titolo linguistico). Si potrà perciò efficacemente concentrare il curriculum su questi elementi (nel Suo caso gli studi di diritto e la pratica d’avvocato), tralasciando tante altre parole. Si otterrà il duplice risultato di evidenziare i tratti distintivi e di restringere il curriculum alle dimensioni di un documento che dia una certa garanzia di essere letto con attenzione.

La mia esperienza personale, per quel che può valere, va nella stessa direzione: faccio stare il curriculum in una pagina e mezza… perché mi piacciono le impaginazioni ampie (impaginato stretto starebbe comodo in una pagina). La strategia mi ha sempre portato fortuna. Un curriculum breve viene generalmente letto con più attenzione e seleziona già da solo la clientela: i curricula molto lunghi hanno spesso l’effetto di… épater les bourgeois, ma i committenti più consapevoli sanno già bene cosa cercare nel curriculum di un professionista e sono facilitati a trovarlo, se il documento è agile e mirato.

Non credo perciò che sia determinante la lunghezza, ma il modo di sintetizzare i contenuti per fornire nel modo più chiaro possibile le informazioni che servono al singolo destinatario. Buona fortuna! | © 2011 Luca Lovisolo



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