Scrivere e inviare il proprio curriculum è un momento importante, per chi aspira a lavorare come traduttore: quali dati si aspetta chi valuterà in curriculum? Quale forma è preferibile scegliere? E’ bene essere più o meno formali? A queste domande, che possono determinare il successo o l’insuccesso di una candidatura, risponde il nostro video gratuito Scrivere un curriculum per candidarsi a lavorare come traduttore freelance. La presentazione tocca tutti punti cruciali della preparazione di un curriculum: i destinatari, i principi generali da seguire, la forma, ma anche la formulazione del messaggio di accompagnamento, i dati personali e professionali, il modo migliore per evidenziare la propria esperienza o… la propria mancanza di esperienza. Il video si rivolge a tutti coloro che desiderano avvicinarsi a qualunque livello alla professione di traduttore ed è disponibile gratuitamente. Basta iscriversi alla newsletter settimanale di Kommunika, che consente anche di restare costantemente aggiornati sui contenuti del sito rivolto agli aspiranti traduttori in Italia e nella Svizzera italiana. Per iscriversi >cliccare qui
© 2010 Luca Lovisolo
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Ciao,
a proposito di curriculum, ho trovato un’applicazione online che ritengo sia molto valida. E’ possibile compilare il proprio CV sia in IT che ENG ed averlo disponibile su un link personalizzato… in modo tale da non dover più allegare alle mail pesanti file!!! Sarà sufficiente inviare il link!
Il sito è questo: http://www.cveer.com
è necessario registrarsi ma la cosa interessante è che Cveer fornisce consigli utili e pratici per la compilazione di ogni campo. Inoltre è anche possibile scegliere la veste grafica per differenziarlo e personalizzarlo.
Io mi sono trovata bene e consiglio di dare un’occhiata!
Ciao
Miky
Buongiorno!
Innanzitutto complimenti per questo sito, davvero molto utile!
Ho un dubbio riguardo la compilazione del CV per un neolaureato che ha iniziato a collabora con agenzie di traduzione.
Alcuni traduttori esperti mi hanno consigliato di aggiungere nel CV soltanto il tipo di lavoro (tecnico,medico ecc.) e il cliente finale, ad esempio le aziende che hanno realizzato i prodotti di cui si è tradotta la documentazione o i siti web. Mi hanno detto quindi di non nominare le agenzie di traduzione per cui lavoro.
E’ davvero così? Sono molto confusa in merito!
Ringrazio in anticipo per qualsiasi eventuale consiglio/conferma/smentita!
Ciao,
Anto
Grazie per l’apprezzamento. Il tuo commento può essere utile per tutti, l’ho utilizzato per un articolo, lo trovi nella sezione principale con il titolo “Le referenze nel curriculum del traduttore”
Salve, ho un dubbio che mi tormenta.
Sono una traduttrice con 11 anni di esperienza e molti riscontri positivi sul mio lavoro.
Ultimamente, però, nonostante io abbia contattato più di cinquanta agenzie/editori nessuno si degna nemmeno di rispondere, per dirmi magari che non sono interessati al mio CV.
Capisco le tante richieste, capisco la crisi…. ma i miei 11 anni di esperienza non colpiscono proprio nessuno?
Devo proprio mollare tutto e cambiare mestiere dopo tanto tempo di appassionata dedizione???
Cordialmente, Grazia
Buongiorno Grazia. In altri Paesi, tra i quali la Svizzera e la Germania, rispondere a chi invia un curriculum è quasi d’obbligo. In Italia, meno. Perciò, non si impressioni se nessuno risponde alla Sua candidatura. Con ogni probabilità i Suoi dati sono stati inseriti ugualmente frai i potenziali collaboratori delle agenzie. Undici anni di esperienza sono un buon valore, ma ve ne è un altro che in questo momento è ancora superiore: la specializzazione. Conoscere a fondo uno, al massimo due settori (nel contenuto, non solo dal punto di vista linguistico e terminologico, come purtroppo fa un buon numero di traduttori) è un ottimo modo per distinguersi in un panorama ormai saturo di traduttori che si presentano elencando a volte una dozzina di settori nei quali si dicono specializzati, ma con ciò intendono solo che ne conoscono la terminologia e il linguaggio. Ne parlavo di recente con il titolare di un’agenzia di Zurigo, che mi confermava: «Ci arrivano curriculum da mille traduttori che sanno di tutto un po’, ma neanche uno da un traduttore che conosca veramente a fondo un settore da potersi veramente fidare». Se può consolarLa, non è un problema solo italiano, ma un equivoco che si trascina ovunque, a causa di una miopia del sistema scolastico, che nel formare traduttori attribuisce molto peso alla conoscenza degli aspetti tecnico-linguistici e troppo poco agli aspetti di contenuto. Ciò crea sempre più problemi ai traduttori, di fronte a clienti che richiedono traduzioni sempre più precise e immediatamente utilizzabili sul campo. Può diventare, però, un’opportunità: se Lei ha un settore nel quale si sente ferrata nel merito, oltre che negli aspetti linguistici, potrebbe essere il Suo vero tesoro, oltre agli 11 anni di esperienza. Potrebbe magari frequentare qualche corso per approfondire ulteriormente le conoscenze di contenuto e avere un certificato da mettere nel curriculum. Imposti il Suo marketing tutto su quel settore e provi a rivolgersi non solo alle agenzie, ma anche ad aziende ed altri operatori del settore interessato, contattandole direttamente con pazienza. Il marketing è un lavoro lento, ma non è escluso che possano sortirne anche idee di collaborazione diverse o più articolate della sola traduzione. I tempi cambiano. Se un target e un’attività di marketing non suscitano più risposte, è un segnale importante dal quale possono nascere considerazioni utilissime per il futuro, non necessariamente «mollare tutto», semmai… il contrario! Saluti. LL
Grazie della sua gentile risposta.
Io ho lavorato per oltre 6 anni sia nel campo turistico (traduzione di materiale pubblicitario per eventi, monumenti, località turistiche) sia nel campo medico.
Sono le mie due specializzazioni più lunghe, in confronto al resto.
Non posso scindere le due cose, perchè andavano di pari passo.
Certo, potrei omettere la mia breve esperienza nel campo legale, industriale, editoriale … ma siccome ci hanno sempre consigliato di “mettere di tutto e di più” nel curriculum, io così ho fatto.
Credo che sistemerò la cosa secondo i suoi consigli.
Un tempo effettivamente si faceva così, ma oggi è richiesto più approfondimento. Se si citano troppe specializzazioni, specie in materie complesse, è chiaro che si tratta di specializzazioni poco approfondite nel merito, anche se magari molto precise sotto gli aspetti linguistici, comunque non più adatte ai tempi. I settori medico e legale, che Lei cita, sono particolarmente sensibili: Lei può anche essere molto dotata e saper difendere qualcuno in tribunale in inglese con metà del Suo cervello e contemporaneamente operare qualcuno d’appendicite con l’altra metà, ma se presenta insieme specializzazioni così ardue, il quadro che ne deriva difficilmente suscita fiducia nel potenziale cliente. Per farLe un esempio nel Suo caso, a beneficio anche di altri lettori: in Italia ci sono molti corsi interessanti nel settore della promozione turistica. Potrebbe frequentare qualcuno di questi corsi, acquisendo una conoscenza documentata del settore o di un territorio, e poi vendere le traduzioni supportate da questa competenza, magari affiancando qualche forma di consulenza. Fra chi traduce una brochure turistica dopo aver tradotto il manuale di un ferro da stiro e prima di tradurre un contratto e chi la traduce sulla scorta di una formazione acquisita e documentata nella promozione turistica, c’è una bella differenza: è un valore aggiunto reale che il cliente percepisce più facilmente di ogni altro lungo discorso… In bocca al lupo. LL