Quale lingua studiare per lavorare come traduttore?

In queste settimane molti giovani che si apprestano agli studi per diventare traduttori si pongono un quesito apparentemente semplice, ma che oggi può avere una soluzione non scontata: quali lingue studiare per la propria futura carriera di traduttori?

Va ricordato che le lingue da apprendere – che saranno poi quelle con le quali si lavorerà per il resto della propria vita – non devono essere scelte solo considerando le prospettive di lavoro, ma assecondando le proprie inclinazioni: senza un legame profondo con la lingua straniera, l’approfondimento e l’aggiornamento continuo richiesti a chi lavora come traduttore o interprete si trasformano in un peso che difficilmente si sopporta a lungo.

Le argomentazioni di carattere economico non si possono però trascurare del tutto ed è forse utile, a questo proposito, provare a superare qualche luogo comune.

Non vi è dubbio che oggi l’inglese sia la lingua più utilizzata negli scambi internazionali, ruolo svolto sino a pochi decenni or sono dal francese. Ancora nei primi anni ’70, in Italia, era piuttosto comune che la prima lingua straniera insegnata nelle scuole fosse il francese. L’inglese era scelto ancora da una netta minoranza. Solo un decennio dopo il quadro era mutato radicalmente: le classi di francese chiudevano drasticamente i battenti in favore di quelle d’inglese. La rapidità di questo cambiamento deve farci ricordare che una “lingua internazionale” riconosciuta come tale non esiste: s’impongono all’uso di volta in volta, spesso con cambiamenti relativamente repentini, gli idiomi dei Paesi economicamente e geopoliticamente più influenti. Anche l’argomento secondo il quale l’inglese si sarebbe diffuso grazie alla sua semplicità grammaticale rileva poco, in questo contesto. In Canton Ticino, ad esempio, la lingua straniera più richiesta resta il tedesco, poiché è la lingua politicamente ed economicamente più influente della Svizzera: il suo grado di difficoltà non è determinante. Allo stesso modo, il russo resta in gran parte la lingua più utilizzata (a fianco delle riscoperte lingue nazionali) nei rapporti reciproci fra i Paesi dell’ex Unione Sovietica, per i legami storici ed economici che li hanno legati e che tuttora, loro malgrado, li uniscono.

Caduta la divisione dell’Europa in due blocchi, molto è mutato nel quadro linguistico europeo. Anche oltre le frontiere d’Europa, nuovi Paesi e interi continenti stanno rapidamente erodendo il primato economico e politico dell’Occidente classicamente inteso come insieme di Europa occidentale e Stati Uniti. Chi deve scegliere oggi quali lingue scegliere per la propria carriera di traduttore non può non considerare queste evoluzioni.

L’inglese mantiene una certa preminenza, ma il numero di persone che lo parlano sufficientemente bene e l’offerta di traduttori in questa lingua sono fra le cause per le quali è ormai piuttosto difficile costruire un’attività di traduttore dall’inglese all’italiano ottenendone un buon trattamento economico, a meno di non possedere un’elevatissima specializzazione in settori tecnici molto particolari. Un’evoluzione simile, pur se in misura inferiore, interessa anche il francese e parzialmente il tedesco.

A più di vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino è invece ancora molto difficile trovare, ad esempio, traduttori di madrelingua italiana dalle lingue dell’Est Europa: russo, polacco, bulgaro, ucraino, romeno e altre lingue di quell’area restano ancora poco studiate. Il mercato della traduzione da queste lingue verso l’italiano è oggi occupato da traduttori di madrelingua straniera. Le imprese italiane sono state fra le prime a insediarsi nell’Est Europa dopo la caduta dei regimi comunisti: vi è da attendersi perciò che il fabbisogno di traduzioni da e verso queste lingue sia destinato a consolidarsi e crescere ancora.

Nonostante la crisi del 2009, che ha mutato alcuni equilibri, le maggiori attese di crescita economica risiedono ancora nei Paesi del cosiddetto BRIC (Brasile, Russia, India e Cina): si aggiunge un Paese che cresce rapidamente come partner commerciale delle imprese europee, la Turchia, che conta oltre 70 milioni di abitanti. Ebbene, solo uno di questi, l’India, riconosce l’inglese come propria lingua ufficiale (peraltro affiancato a lingue interne sempre più presenti).

Quanto più un Paese si sviluppa economicamente e geopoliticamente, tanto meno è disposto a usare le lingue degli altri, nei suo rapporti commerciali e politici internazionali. Già oggi, per operare commercialmente con la Cina è impossibile non servirsi del cinese. Il crescente affermarsi della Cina come potenza economica mondiale non renderà i Cinesi più propensi a parlare altre lingue, nelle relazioni con i loro partner commerciali e politici esteri, ma piuttosto li farà insistere sempre più sul riconoscimento internazionale della loro lingua.

Anche se per motivi geopolitici la loro evoluzione richiederà forse più tempo, alcune le lingue dei Paesi caucasici e asiatici resisi indipendenti dopo la caduta dell’Unione Sovietica sono destinate a svolgere un ruolo sempre più importante anche sulla scena internazionale.

Pur se con una certa inerzia, dovuta a rigidità culturali e istituzionali, il quadro politico ed economico mondiale si riflette specularmente sul panorama linguistico: scegliere la lingua di lavoro non è l’unico elemento da considerare, nel decidere l’orientamento dei propri studi per diventare traduttori, ma nel farlo non si può non tenere conto delle profonde trasformazioni avvenute negli ultimi decenni negli equilibri fra singoli Paesi, regioni continentali e grandi potenze, trasformazioni destinate a caratterizzare gli equilibri economici, politici e linguistici mondiali in modo duraturo.

© 2010 Luca Lovisolo
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36 commenti per Quale lingua studiare per lavorare come traduttore?

  • Al momento la mia attività si riparte in: inglese 50%, svedese 40%, olandese/danese/spagnolo 10%. Anche se mi sono laureata con inglese e olandese, la lingua che mi ha davvero aperto le porte del mercato è stata lo svedese (grazie a cui ho trovato clienti che mi mandano lavori anche dall’inglese).

  • admin

    Grazie per questo commento. Le lingue nordiche sono un altro esempio di ciò che ho cercato di esprimere nell’articolo. Spesso si dimentica che hanno anche una letteratura di grande tradizione.

  • Claire b

    Mi appresto a studiare lingue nordiche (prob. danese), magari in abbinamento ad una lingua europea maggiore (per esempio tedesco o inglese). Cosa ne pensate? Troverò difficoltà nel mondo del lavoro per tutta la vita?

  • admin

    Non credo proprio che avrai difficoltà! Le lingue nordiche sono poco studiate, non è così facile trovare un traduttore o interprete di madrelingua italiana che abbia studiato professionalmente svedese, norvegese, danese. Inoltre, anche per questo motivo sono lingue molto ben pagate. Come dico a tutti, non accontentarti dello studio della lingua, cerca di approfondire gli aspetti di lavoro, vai sul posto, vivi la realtà delle lingue quanto più possibile ancora prima di laurearti, per arrivare a presentarti sul mercato del lavoro con qualcosa di concreto in mano, non con il solo titolo di studio. L

  • maurizio

    salve io invece mi appresto a studiare a mediazione linguistica il francese(della quale ho già un’ottima conoscenza) e volevo fare l’arabo ma all’ultimo momento hanno cancellato il corso e ora non so proprio quale delle seguenti lingue studiare: Russo – Tedesco – Portoghese-Brasiliano. quale mi consigliate? quale ha un maggior mercato? quale ha maggior possibilità di lavoro?

  • admin

    Buongiorno, peccato per l’arabo, accoppiato al francese Le avrebbe dato grandi possibilità di confronto con il mondo africano ex coloniale. Tutte le altre lingue che cita sono in crescita: però, quando si sceglie una lingua per diventare traduttori, la si… “sposa”: per tutta la vita bisognerà tenersi esercitati, viaggiare nei Paesi e lavorare con persone che la parlano. Prima ancora che su pure valutazioni di mercato, credo che ci si debba affidare alle proprie inclinazioni: studiare russo è interessantissimo, ma se non si sopporta il freddo e non si è attratti almeno un po’ dalla particolarissima storia e cultura della Russia (e dell’ex-URSS), può diventare una condanna. Scelga la lingua che corrisponde maggiormente alle Sue inclinazioni e la impari BENE non solo accademicamente, ma anche sul campo, con esperienze di lavoro e di viaggio, allo scopo di sviluppare una professionalità elevata e originale. Su questo presupposto, penso proprio che il lavoro non mancherà, quale che sia la sua scelta linguistica. In bocca al lupo! LL

  • gianmarco

    Salve, vorrei sapere in quale università studiare per diventare interprete, vorrei studiare lingue nordiche (danese in primis, ma anche norvegese, gaelico, svedese, finlandese…)solo che non riesco a trovare un’università che le insegni, ho gia visto a forlì e trieste ma non ci sono( a forlì c’è solo finlandese)potreste illuminarmi??

  • Federico

    Io ho studiato inglese e francese poi mi sono messo anche a studiare spagnolo, per me le lingue europee sono le più belle.. Certo mi piacerebbe fare il tedesco anche se lo trovo molto duro, il francese per me è bellissimo. Certo conoscere forse lingue come il russo o cinese, arabo ti spinge più in là ma come diceva l’amministratore e sono concorde, meglio saperne poche ma approfonditamente e scegliere quella lingua che corrisponde maggiormente alle proprie inclinazioni. Devi appassionarti alla cultura del posto dal punto di vista antropologico!

  • admin

    Buongiorno, purtroppo non sono in grado di darle una risposta competente su queste lingue. Forse fra i lettori di questo articolo e del commento qualcuno potrà darLe maggiori informazioni. Le do un consiglio, forse può funzionare: provi a telefonare alle ambasciate dei Paesi dove si parlano le lingue che Le interessano, è molto probabile che sappiano quali scuole in Italia le insegnano, o magari le indicano soluzioni alternative. Saluti e in bocca al lupo.

  • gianmarco

    Grazie della risposta, e crepi il lupo!!

  • Anthony

    Salve innanzitutto! Sto per iniziare la mia carriera universitaria e sono indeciso se tudiare olandese o spagnolo. Pensa che studiare olandese sia una scelta che apra più possibilità di mercato? qual è il suo consiglio??
    Grazie mille

  • admin

    Buongiorno. Lo spagnolo ha un mercato molto più grande, contenente anche Paesi in forte crescita economica (in particolare latino-americani). L’olandese ha un mercato più ristretto e perciò è necessaria un’alta specializzazione (ad esempio nel settore legale o della comunicazione, dove non può essere surrogato dall’inglese). Cerchi su Facebook il gruppo “Liberi professionisti traduttori”, è gestito da una traduttrice olandese: provi a scriverle, può senz’altro darLe informazioni più dettagliate. Cordiali saluti. LL

  • Gianpaolo

    Ciao Luca,
    premetto che sono un architetto 38enne interessato alle lingue; condivido sulla necessità di essere appassionati ad una lingua e alla sua cultura. Io studio da tempo il russo e vorrei incominciare il finlandese. Due ligue e culture differenti che però hanno avuto nella storia molti contatti soprattutto politici. Volevo consigliare il finlandese in quanto lingua dell’Unione Europea poco studiata forse anche per la sua diversità e complessità. E’ fondamentale godere delle lingue e questo è possibile solo se si è interessati alla storia, cultura, società in cui la lingua si parla. Così anche la lingua più ostica potrà essere affrontata con interesse e costanza.
    Buon lavoro a tutti.
    Grazie
    Gianpaolo

  • Giada

    Ciao!
    La domanda che desidero porre non ha a che vedere con l’articolo, ma non trovavo altre sedi per pubblicarla.
    In alcuni premi di traduzione viene richiesto di tradurre brani di autori mai pubblicati in Italia e i cui diritti non spettino già a una determinata casa editrice. Bene, ecco. Noi poveri concorrenti come possiamo fare a sapere se una casa editrice detiene i diritti di un autore straniero?

  • Giada

    Ovviamente ringrazio per la disponibilità, e colgo come sempre l’occasione per ringraziarvi. Kommunika si rivela sempre utile per noi che ci affacciamo a questo difficile mondo!

  • admin

    Grazie per l’apprezzamento. Non ho mai affrontato direttamente il problema, ma suggerisco alcune strade. Se l’autore in questione ha pubblicato il libro nel suo Paese, il suo editore dovrebbe sapere se il libro è già stato tradotto in una certa lingua e a chi sono stati venduti i diritti, dato che dovrebbero comunque passare da lui. Altra possibilità è chiedere alla SIAE (immagino che Lei scriva dall’Italia), che dovrebbe saperlo necessariamente. La struttura è pachidermica, ma mi risulta che esista un ufficio SIAE in ogni capoluogo di provincia, può cominciare dal più vicino e farsi dire dove trovare l’informazione. Un’altra strada è cercare alla Biblioteca Nazionale italiana, dove anche in Italia (come in Svizzera e praticamente in ogni Paese) tutti gli editori sono obbligati a depositare una copia di ogni libro che pubblicano. Se di un certo autore è uscito qualcosa in Italia, alla Biblioteca Nazionale dev’esserci per forza. Il problema, semmai, può essere che se la pubblicazione è recente non sia ancora stata catalogata; oppure un certo autore potrebbe aver ceduto i diritti a un certo editore, il quale però non ha ancora pubblicato nulla. Spero che queste indicazioni Le siano utili. L

  • Althea

    Salve,a me piaciono molto le lingue e viaggiare.. Sto cercando qualche idea per l’univesità e mi sto in formando per mediazione linguistica e interculturale..so abbastanza bene l’inglese e me la cavo con il tedesco..oltre a queste due lingue mi piacerebbe studiare arabo.
    Solo che sono indecisa se continuare con lingue che piu o meno so (inglese e tedesco) oppure se oltre all’arabo mi convenga studiare un’altra lingua..
    Penso di aver scritto semplicemente per ricevere rassicurazioni,spero che Lei sia abbastanza paziente.
    Grazie

  • admin

    Beh… l’arabo è una lingua interessante e senz’altro ha un futuro, inflazionato e probabilmente con una speranza di vita ormai breve, come lingua internazionale, visti cambi di equilibrio economico in corso nel mondo. Come ho già scritto per altri che hanno fatto domande simili, non basta limiatarsi a valutare quanto piace la lingua. Bisogna provare una decisa attrazione anche per la storia, la cultura e il modo di vita dei Paesi dove si parlano le lingue che vogliamo studiare, dato che bisognerà andarci e magari viverci qualche po’. Ultima cosa: piuttosto che studiare “tante” lingue, si concentri su una principale e una secondaria e soprattuto impari dei CONTENUTI. Il problema, oggi, per il mondo del lavoro, non è trovare chi sa tante lingue straniere, ma… chi, almeno in una, sa dire anche qualcosa. In bocca al lupo! LL

  • Erica

    Salve, sono una ragazza italiana che vive da due anni in Gran Bretagna. Ho un’ottima conoscenza della lingua francese e di quella inglese e dal prossimo anno studierò interpretariato e traduzione sempre qui in Gran Bretagna. Amo le lingue europee e per questo motivo ho deciso di continuare coi miei studi di Francese ed Inglese anche se,come lei ha già detto, una combinazione linguistica che include arabo o cinese, sarebbe particolarmente interessante. Ecco, dovrei scegliere un’altra lingua tra Tedesco e Spagnolo. Quale delle due raccomanderebbe? Quale tra le sue sarebbe la più richiesta nel mondo del mercato odierno?
    Grazie in anticipo!

  • Gentile signora,
    più che la richiesta odierna penso che Lei debba guardare al possibile sviluppo futuro, alla situazione fra 4 o 5 anni, quando avrà terminato gli studi, se ho capito bene. Faccio sempre fatica a dare consigli così importanti, ma se fossi al Suo posto oggi studierei lo spagnolo. I mercati del Centro e Sud America stanno acquisendo un ruolo sempre più importante, mentre l’Europa arretra. Dico anche a Lei ciò che ho già detto a molti altri: non si limiti a studiare la lingua, approfondisca anche aspetti di business, di diritto e di economia, in modo da poter affiancare alla traduzione una qualche forma di attività di consulenza o di traduzione molto specializzata. Puntare a una professione fatta solo di traduzioni, a meno che non si tratti di settori davvero molto specialistici, credo che sia un obiettivo sempre meno realistico, specie guardando agli anni futuri. Ciò non significa che non abbia senso fare i traduttori, anzi: questa professione può diventare molto più interessante e stimolante, ma sono sempre più richieste competenze tecniche ulteriori, rispetto alla sola lingua. In bocca al lupo. L

  • Irene

    Salve, avrei bisogno di un Suo parere per quanto riguarda la scelta delle lingue da studiare all’Università. Sto terminando la classe quarta del liceo linguistico, sono ad un livello b2 delle lingue francese e spagnolo, tanto per capirci, e uno leggermente inferiore di inglese. Mi piace molto studiare lingue straniere e per questo vorrei continuare anche una volta terminato il liceo. Il problema è che non so quali, dato che ho sentito dire che le lingue europee sono molto studiate ultimamente e faticherei a trovare lavoro se non come professore (e questo proprio no). La lingua e la cultura russe mi attirano particolarmente, e infatti ero indirizzata su questa strada, ma poi è “obbligatorio” passare determinato tempo nel posto stesso della lingua studiata (russia)? mi spaventa un po’ questa idea, sinceramente. Inoltre, ho buone probabilità di trovare lavoro con questa lingua? ad esempio all’ambasciata? o altrimenti, quali altre lingue mi consiglierebbe, con una certa garanzia?

    grazie mille in anticipo!!!

  • Gentile Irene,
    Lei mi chiede di consigliarLe una lingua… con una certa garanzia: una bella responsabilità! Da oggi a quando Lei si affaccerà al mondo del lavoro chissà quante cose saranno cambiate. Rimanga fedele alle Sue passioni, che restano l’unica ancora di salvezza nelle mutevoli fortune del tempo. Il russo sarebbe un’ottima idea: perché la Russia La spaventa così tanto? Non trascuri le altre lingue dell’est Europa, ad esempio il polacco. Fino a qualche tempo fa dalla Polonia arrivavano in Svizzera e in Italia persone in cerca di lavoro come badanti; questo Paese ed altri dell’Est (penso ad esempio a Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia …) ora si sono sviluppati molto rapidamente e oggi aumenta costantemente il numero di giovani italiani che trovano prospettive di lavoro a Est. Guardi come gira in fretta il mondo… Tra l’altro, mentre l’Europa occidentale è ormai piuttosto omologata, a Est si è conservata una certa ricchezza di tradizioni. Studiare in uno di quei Paesi (e magari un domani lavorarci) permette ancora esperienze di notevole autenticità umana e culturale. Visto che già ce l’ha, poi, perché non insistere sullo spagnolo, o magari il portoghese, imparandolo bene e affiancando una preparazione tecnico-giuridica che Le permetta di svolgere attività di consulenza o simili? Ci sono Paesi del Sud America che crescono in modo interessante (Brasile!). Piuttosto che consigliarLe una lingua, Le do un suggerimento pratico: anziché iscriversi a un’università o a una scuola italiane, pensi seriamente se non Le conviene iniziare subito all’estero. L’Italia negli ultimi decenni ha accumulato un forte ritardo di sviluppo economico e geopolitico, rispetto ad altre realtà europee. Chi studia lingue e non vuole dedicarsi all’insegnamento, può trovare lavoro solo in un ambiente moderno e aperto al mondo. Non vi è da attendersi che l’Italia possa offrire in un prossimo futuro questa opportunità, almeno per quanto riguarda la Sua generazione. Spero di averLe dato indicazioni utili. Luca

  • Irene

    Si, grazie mille per le preziose informazioni. :)
    Penso che abbia ragione, l’importante è seguire una strada che innanzitutto sia piacevole, alle ripercussioni sul futuro e sul mondo del lavoro si penserà dopo (tra l’altro mi sembra che la Russia sia in piena fase di sviluppo e non sarebbe una scelta totalmente casuale). Ho ancora del tempo per farmi un’idea più concreta, e nel frattempo La ringrazio infinitamente.

    Irene

  • federica

    Salve, io sono iscritta al primo anno della facoltà di lingue e letterature straniere. Come prime due lingue ho scelto inglese e spagnolo, ma dall’anno prossimo dovrò studiare una terza lingua e sono indecisa tra l’arabo e il tedesco. Lei quale mi consiglia? La ringrazio anticipatamente.

  • Gentile Federica,
    se prova interesse verso l’arabo, senz’altro può essere una buona strada. Fra i Paesi di lingua araba vi sono non solo Stati mediterranei molto legati all’Italia, ma anche realtà in forte sviluppo. Tenga conto degli aspetti culturali: dovrà inevitabilmente trascorrere un periodo della Sua vita in uno di questi Paesi. Se ritiene di potersi adattare, la scelta può senz’altro aprirLe delle prospettive interessanti. In alternativa, pensi anche al turco: la Turchia è in piena espansione e il turco è compreso anche in vaste aree dell’ex Unione Sovietica, dove ora la Turchia sta affermando la sua presenza economica come ponte fra Oriente e Occidente. In bocca al lupo! Luca

  • Beatrice

    Salve,sto per iniziare l’università,seguirò il corso di scienze della mediazione linguistica.Sto raccogliendo un po’ di pareri su quali lingue sarebbe più utile studiare per cercare di avere qualche possibilità in più in questo campo di lavoro..sceglierò portoghese, più per passione che per altro:è una lingua che mi ha sempre attirato anche se so che probabilmente non offre molti sbocchi, poi mai dire mai!Penso di continuare inglese privatamente.
    Sono ancora indecisa invece su una lingua più “utile”, tra russo e tedesco lei quale mi consiglia in questo momento?
    La ringrazio per il suo aiuto.

  • Gentile Beatrice,
    Il portoghese non è certo una lingua «inutile»! Il Portogallo è un Paese piccolo e attualmente in difficoltà, ma il Brasile è un mezzo continente in piena espansione economica. La comunità lusofona comprende anche Paesi come l’Angola, il Mozambico, Capo Verde e altri, ha una propria dinamicità economica e culturale da non trascurare, negli equilibri linguistici e culturali del mondo. La scelta, perciò, mi sembra ottima (fra parentesi… sono tutti posti bellissimi!). Viviamo un’epoca di rivolgimenti economici: fra pochi anni, Paesi che oggi ci sembrano alla coda dello sviluppo potrebbero rapidamente assumere un ruolo chiave, nelle loro rispettive aree geografiche. Guardi solo, per esempio, come è cambiato il ruolo della Turchia negli ultimi 5-10 anni o cosa sta accadendo in questi mesi nel Nord Africa…
    Scegliere tra tedesco e russo è come scegliere se scalare il Cervino o il Monte Bianco: due grandi imprese difficili, se ci riesce ha comunque la celebrità assicurata. In entrambe le lingue il problema oggi non è trovare chi le parla, ma chi le parla e le scrive veramente bene e in settori specifici. Non importa quale sceglie: prenda quella che Le pesa meno studiare, perché se vorrà lavorare dovrà impararla davvero a un livello molto alto. Soprattutto, come dico a tutti, non si limiti alla preparazione linguistica. Ormai più nessuno si accontenta dei traduttori che traducono testi senza capirli fino in fondo. Si procuri anche una competenza di merito in qualche materia di Suo reale interesse, per poter affiancare alla preparazione linguistica una reale possibilità di dare contributi autonomi di contenuto.
    In bocca al lupo!
    Luca

  • dario

    salve! sono un ragazzo di 18 anni e vorrei iscrivermi alla facoltà di lingue straniere e le lingue che mi attraggono maggiormente sono l’inglese (del quale ho una discreta conoscenza) e il tedesco (che non conosco per niente). vorrei chiederLe se, a Suo avviso, con la conoscenza di queste sole due lingue si possa trovare un lavoro che non sia l’insegnamento. Dovendo scegliere crede che il francese o lo svedese sarebbero preferibili al tedesco (premesso che le lingue extraeuropee non mi attraggono per niente)? La ringrazio in anticipo

  • Come ho scritto anche in questo e altri articoli, il punto di partenza secondo me è sempre studiare una lingua verso la quale si prova un interesse reale, oltre gli aspetti economici e lavorativi. Un traduttore deve sviluppare con le lingue un rapporto molto stretto, irrealizzabile con una lingua e una cultura che non sente profondamente propria. Per profilarsi sul mercato del lavoro sono necessarie capacità sempre maggiori. Studiare davvero a fondo più di due lingue sembra difficile. Meglio sceglierne due e impararle molto bene, piuttosto che estendere la scelta numericamente, a danno inevitabilmente della qualità. Una recente statistica ha confermato che il tedesco (a fianco del cinese) resta tra le lingue più richieste dai datori di lavoro in Italia. La richiesta di inglese è indicata da tutti in calo, anche se resta al momento una lingua indispensabile. Per una persona molto giovane, però, tutto va proiettato sui prossimi anni e subentrano molte variabili che rendono difficile dare un consiglio univoco. La miglior bussola, come detto, resta il proprio interesse personale. Se si è fortemente motivati verso una lingua o una cultura, la si imparerà senza fatica molto bene, e questo è il miglior presupposto per trovare occasioni di occupazione, quale che sia la scelta fatta. In bocca al lupo!

  • dario

    La ringrazio ;) in bocca al lupo anche a Lei per il suo lavoro!

  • elisa

    Ha pienamente ragione, una lingua bisogna sentirla propria. io sono innamorata non solo della lingua tedesca ma anche del paese, della cultura, della storia, dello stile di vita. Purtroppo non lavoro con questa lingua e non sono traduttrice, ma una passione è una passione, quindi mai dire mai…

  • Matteo

    Salve! Volevo porre una domanda, forse molto semplice, forse molto complessa: secondo voi è possibile studiare una lingua che si ama moltissimo (sono molto propenso allo studio di norvegese, svedese o finlandese per amore della cultura nordica) e trovare lavoro rimanendo in Italia? Non parlo di viaggi di piacere, per conoscere maggiormente stili di vita e cultura.. quello che mi interessava sapere era se, studiando una lingua, sia di dovere rassegnarsi a trovare un impiego che costringa a lunghi viaggi di lavoro, o se al contrario fosse anche possibile trovarne uno fisso. Le motivazioni che mi spingono a porre questa domanda sono molto sciocche: da un lato amo moltissimo le lingue (per ora conosco particolarmente bene inglese, e abbastanza bene il tedesco, le classiche lingue che si studiano al liceo), dall’altro non sopporto l’idea di allontanarmi dalla persona che amo, dopo due anni di relazione a distanza preferirei porre fine a tutto questo continuo trovarsi e separarsi (finito il liceo mi trasferirò da lei). Mi rendo conto di quanto possa essere infantile come motivazione, e che di questi giorni si dovrebbe prendere in considerazione l’idea di trovare impiego in un’altra città o addirittura all’estero, ma questo è un altro discorso =P La ringrazio in anticipo per l’aiuto, meglio cominciare a informarsi ora piuttosto che trovarsi all’ultimo minuto a scoprire un mondo che non fa per me ;)

  • Buongiorno. Le motivazioni personali, alla fine, sono quelle decisive, perciò non sono mai sciocche. Non entro nel merito della Sua vita privata, ma tenga conto che oggi al traduttore che voglia veramente vivere di questo lavoro guadagnando ciò che spetta a un buon professionista è richiesta una competenza a largo raggio, non limitata alla conoscenza della lingua. E’ molto difficile pensare di conseguire queste competenze senza viaggi e frequentazioni (o meglio periodi di residenza) nel Paese dove si parla la lingua nella quale si lavora. Giunti al momento di lavorare, poi… certo esistono anche traduttori che siedono tutto il giorno a casa davanti al PC, ma questa professione sta diventando sempre più poliedrica e chi non è disposto mettersi in gioco vivendo in simbiosi con il mondo del lavoro anche, ad esempio, con ruoli di consulenza, fa già oggi una certa fatica a conseguire redditi adeguati a un laureato. Non vuol dire però che sia impossibile: molto dipende, come si diceva, dalle scelte individuali. Non dimentichi che se Le interessano le lingue ma non gradisce le particolari dinamiche del lavoro di traduttore ha sempre la possibilità di seguire i classici percorsi di lingue e letterature straniere, per poi volgersi all’insegnamento o ad altre professioni di loro natura più stanziali. Saluti e in bocca al lupo. L.

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