Quale specializzazione per quale futuro, per il lavoro di traduttore?

Il contributo della settimana scorsa ha trattato il tema del mutamento del panorama linguistico, nella scelta di una lingua per avviarsi a studiare come traduttore. L’articolo di oggi affronta l’altro aspetto determinante per chi aspira a questa professione: la specializzazione.

Anche per la specializzazione giocano un ruolo fondamentale le proprie passioni: specializzarsi come traduttori in un settore al quale si è sinceramente interessati facilita il necessario lavoro di costante approfondimento e aggiornamento.

Oltre ai propri interessi personali non si può non tenere conto anche dell’evoluzione del mercato: se la scelta della lingua è influenzata da fattori economici e geopolitici, la scelta della specializzazione (e più ancora la sua modalità e profondità) è determinata dall’evolversi del mercato e della tecnologia della traduzione.
Da molte parti, nel settore della traduzione, si guarda con preoccupazione al crescente progresso dei sistemi di traduzione automatica. Un fenomeno simile lo ricorda chi lavorava negli anni in cui comparirono i primi sistemi di traduzione assistita.

La traduzione svolta da un cervello umano resterà insostituibile. E’ bene considerare, però, che, come già avvenuto per la traduzione assistita, anche la traduzione automatica non potrà non modificare alcuni principi del nostro lavoro: la traduzione di testi ripetitivi, poco contestualizzati o molto semplici potrebbe essere affidata sempre più spesso a sistemi automatici, con un lavoro di adattamento del testo finale, ed uscire perciò dal mercato della traduzione vera e propria. Lo stesso potrebbe dirsi dei testi di carattere giornalistico o di comunicazione, che possono essere riscritti sulla base dei concetti di base ricavati dall’originale grazie a un traduttore automatico. Queste osservazioni non costituiscono un giudizio sulla qualità di queste pratiche, ma prendono atto di procedimenti già diffusi e destinati a essere seguiti sempre più.

Un altro aspetto ancora condiziona la scelta e la modalità della specializzazione, per un aspirante traduttore: ormai da un paio di decenni, centinaia di scuole interpreti immettono sul mercato di lingua italiana giovani traduttori con un buon livello di preparazione. L’aumento dei traduttori che desiderano accedere al mercato comporta inevitabilmente una maggior difficoltà di imporsi e un progressivo abbassamento del riconoscimento economico.

Queste evoluzioni non causeranno certo l’estinguersi della funzione del traduttore, come taluni paventano: anzi, potrebbero essere l’occasione per una sua crescita, in un mondo economicamente sempre più interdipendente ma nel quale le lingue locali (molte, riscoperte dopo decenni di umiliazioni) non cedono necessariamente il passo a una lingua comune internazionale, anzi s’impongono ogni giorno di più come strumenti di espressione d’identità etniche e nazionali che resistono all’omologazione.

La specializzazione assume così sempre maggiore importanza, per chi aspira alla professione di traduttore. Più che indicare, sempre che sia possibile, quali settori di specializzazione potranno avere in futuro maggiore successo, è importante concentrarsi sul significato e sulla profondità del termine “specializzazione” per un traduttore.

Sembra certo che la specializzazione di un traduttore non potrà più limitarsi all’aspetto prevalentemente terminologico e linguistico, come avviene generalmente oggi: dovrà comprendere sempre più reali competenze di contenuto. La sfida, per un traduttore, starà nell’essere capace di tradurre tutto ciò che non potrà essere tradotto meccanicamente e tutto ciò che non potrà essere affidato a traduttori linguisticamente pur preparati, ma mancanti di esperienza diretta o di competenze di merito in settori di alto profilo come l’high-tech, il marketing internazionale, il diritto, la medicina e così via.

In questi contesti vi è da attendersi che il traduttore accederà non più solo per tradurre, ma per contribuire con l’apporto di conoscenze e osservazioni proprie e originali, derivanti dalle sue specifiche competenze linguistiche e interculturali. Se questa sarà l’evoluzione che sembra già oggi d’intravedere, ci si avvicina indubbiamente a un maggior riconoscimento del ruolo dei traduttori e degli interpreti. A questo maggior riconoscimento, tuttavia, i professionisti del settore linguistico dovranno tenere testa con un deciso approfondimento delle proprie qualificazioni di contenuto, a fianco delle competenze linguistiche.
Chi inizia oggi a studiare traduzione dovrà tenere conto che le possibilità di realizzazione sul mercato dipenderanno non tanto da quale settore avrà scelto per specializzarsi, ma da come avrà seguito tale specializzazione. Se, un tempo, la specializzazione era una sorta di integrazione a una buona preparazione linguistica di base, è probabile che guardando al futuro sia consigliabile iniziare a coltivare sin da subito uno specifico settore di specializzazione, per approfondirlo a sufficienza nei suoi contenuti reali, non solo negli aspetti linguistici, e poterne così essere protagonisti attivi nelle proprie lingue.

Infine, sembra sempre più importante che lo studio resti saldamente ancorato alla pratica, rifuggendo ogni accademismo fine a se stesso: il traduttore, per valorizzare la propria competenza, dovrà rispondere a esigenze concrete a contatto diretto con gli operatori dei diversi settori. Sempre meno, se l’evoluzione si confermerà, resterà fra le proprie mura a confrontarsi unicamente con pur importanti problematiche linguistiche e terminologiche.

© 2010 Luca Lovisolo per Kommunika.

11 commenti per Quale specializzazione per quale futuro, per il lavoro di traduttore?

  • Stefano

    Buongiorno,
    sono uno studente alla fine del primo anno alla SSLMIT di Forlì (tedesco e inglese). Il mio sogno è quello di diventare interprete di conferenza, ma non mi precludo di certo la strada della traduzione.
    Per quanto riguarda la specializzazione, mi interessa molto la medicina. Ma in che modo, concretamente, ci si specializza in un campo del genere? Si studia autonomamente? Ci sono dei corsi appositi?
    Mi scuso per le domande che sembreranno probabilmente banali, ma come ho detto sono solo un principiante.
    Grazie in anticipo e complimenti per il blog!

  • admin

    Grazie per l’apprezzamento. Faremo un articolo sull’argomento, può essere interessante per molti.

  • Stefano

    Bene, mi fa molto piacere.

  • Giuliana

    Salve,

    trovo l’argomento di questo articolo particolarmente interessante. Dopo aver studiato mediazione linguistica e culturale a Napoli ho continuato con la laurea specialistica in traduzione specializzata a Vienna, al Zentrum für Translationswissenschaft(italiano, tedesco e portoghese). Il mio percorso di studi sta volgendo ormai al termine e utlimamente sto leggendo diversi testi e articoli sulla traduzione specializzata per pormi degli interrogativi sui quali poi poter sviluppare il mio lavoro di tesi. Le tre caratteristiche principali di un traduttore specializzato deducibili da qualunque testo a riguardo sono: ottima conoscenza della lingua/cultura di partenza, eccellente padronanza della lingua/cultura di arrivo(madrelingua) e una buona conoscenza/ una certa familiarità di/con un settore specifico. Dopo diverse riflessioni personali mi sono posta un interrogativo molto più banale e, se vogliamo, paradossale e cioè: si può davvero parlare di “specializzazione” in traduzione dal momento che si lavora con settori basati sul sapere e sulla conoscenza e quindi in continua espansione? Mancando una tassonomia generalmente accetata delle specializzazioni possibili e avendo a che fare con settori che andranno sempre più ad affinarsi e ad evolversi in “sub-settori”, non credo si possa parlare di specializzazione in senso assoluto. Mi piacerebbe quindi soffermarmi sull’ uso/abuso della parola “specializzazione” in traduzione e chiederle se conosce dei testi che possano approfondire l’argomento qui trattato, anche in senso più ampio e non necessariamente in italiano. La ringrazio anticipatamente per l’attenzione e le faccio i miei complimenti per il sito e il suo libro “Tredici passi verso il lavoro di traduttore”. Trovo entrambi molto utili e pratici.

  • Gentile Giuliana,
    Grazie per la Sua attenzione. L’argomento della specializzazione è interessantissimo e molto spinoso. Concordo: nel settore della traduzione si fa un uso non sempre appropriato di questo termine. Di certo c’è che avere «una buona familiarità» con il settore, usando la Sua espressione, non basta più e basterà sempre meno. La conoscenza richiesta è sempre più approfondita, e personalmente credo che sia un bene.
    Se non ha avuto occasione di vederla dal vivo, provi a riguardare la registrazione della presentazione del libro «Tredici passi…» (http://www.archomai.ch/presentazioni) durante la quale ho fatto considerazioni sul tema. Di certo affronterò ancora la questione in un prossimo articolo. Se li troverò suggerirò anche dei testi, come propone Lei, ma forse anche altri lettori possono fare delle segnalazioni. Saluti e in bocca al lupo. L

  • Virginia

    Salve,
    ho trovato molto interessanti e utili i suoi consigli riguardo questo affascinante mestiere.
    Sto per diplomarmi e mi piacerebbe, in futuro, diventare traduttrice di letteratura moderna inglese e americana.
    Come si ci avvicina alle agenzie di traduzione? Che consigli da a chi vuole cominciare ad esercitarsi anche durante il ciclo di studi?
    la ringrazio in anticipo:)

  • Gentile signora,
    grazie per il Suo apprezzamento. Purtroppo, come avrà notato, non do mai indicazioni precise su questo o quel corso, per mantenere la necessaria indipendenza rispetto ai tanti operatori del settore. Considerata la Sua laurea in psicologia e la madrelingua spagnola, Lei ha già un’ottima base per avviarsi alla professione. Non ho dubbi che un corso come quello che cita Lei, indipendentemente dall’organizzazione, possa aiutarla a comprendere i meccanismi del settore. Buona fortuna!

  • Gentile Virginia,
    trova molte indicazioni già su questo sito, nell’area gratuita c’è un piccolo corso con alcune idee sulla compilazione di un curriculum. Nel mio libro “Tredici passi verso il lavoro di traduttore” (www.archomai.ch/diventare-traduttore) trova, se lo desidera, altri approfondimenti. In bocca al lupo!

  • Carmen

    Buon giorno,
    la ringrazio per la sua gentile risposta e il suo incoraggiamento.Ho già iniziato questo master e penso di aver fatto la scelta giusta perché comunque sia sò che mi permetterà imparare e cominciare a conoscere di un modo più approfondito un ambito professionale molto interessante. Io ce la metterò tutta!.
    Grazie ancora e a presto.

  • Fabiana

    Salve,
    sono una neolaureata in mediazione linguistico – culturale e sono attualmente alle prese con la stesura del mio curriculum.
    La mia aspirazione è quella di lavorare come traduttrice letteraria, tuttavia sono cosciente di non potermi limitare al solo mercato editoriale per il momento e proprio per questo ho intenzione di mandare curricula anche alle agenzie di traduzione.
    Tra i settori di specializzazione vorrei inserire quello gastronomico in quanto sono anche proprietaria di un ristorante e la cucina è una mia grande passione. So che una buona familiarità in un determinato settore andrebbe sempre dimostrata, tuttavia ho il timore che inserendo questo dato nel mio curriculum la mia credibilità come traduttrice possa essere compromessa.
    Non vorrei far apparire l’attività di traduzione come secondaria.
    Finora non ho trovato altri esempi di traduttori che hanno contemporaneamente deciso di provare la strada dell’imprenditoria in un campo che non fosse quello della traduzione eppure quest’esperienza mi ha dato l’opportunità di arricchire notevolmente le mie conoscenze linguistiche, e non solo, nel campo gastronomico e in quello della ristorazione.
    Mi interesserebbe ascoltare il Suo parere in proposito.
    La ringrazio in anticipo,
    Fabiana.

  • Gentile Fabiana,
    L’enogastronomia è un settore trainante dell’economia italiana, eppure è molto difficile trovare traduttori davvero bravi a tradurre correttamente ricette, schede tecniche, valutazioni dei sommelier e tutti quei testi che ruotano intorno a questo settore, sia quelli di contenuto più tecnico, sia quelli di marketing. Credo perciò che possa ottimamente unire le due attività: lavorare nella ristorazione le permetterà di trovare anche i contatti giusti per l’attività di traduzione, specializzandosi nel settore enogastronomico.
    Quanto alla scrittura del curriculum, non è detto che il testo debba essere uguale per tutti. La cosa migliore, in genere – anche per evitare inutili prolissità – è scrivere tipi diversi di curriculum, ciascuno con un contenuto adeguato a destinatari diversi. Se scrive alle case editrici per la traduzione letteraria, può tranquillamente omettere informazioni non interessanti per questi operatori. Saranno poi l’esperienza e la pratica a dirle su cosa puntare di più per la sua professione. Auguri e saluti. L

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